9 Luglio 2019, Venezia: GIORNATA DI PROTESTA E DI ASTENSIONE A TUTELA DEI DIRITTI VIOLATI


   05.07.2019
NovitÓ

Ne discutiamo alle ore 12,00 presso l'Aula della Corte d'Assise (Aula "C") del Tribunale Penale di Venezia    Camera Penale Veneziana

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Care Socie, cari Soci,

la Camera Penale Veneziana “Antonio Pognici” aderisce alla manifestazione di protesta e alla conseguente astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziale indetta per la giornata del 9 luglio 2019 dall’Unione Camere Penali Italiane per sensibilizzare l’opinione pubblica, oltre che i Giuristi, circa la drammatica situazione attuale in cui versano gli Istituti di Pena in tutta Italia.

L’umiliante condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo per “trattamento inumano e degradante” (sentenza “Torreggiani”) sembrava costituire un’occasione di riscatto: la novellazione che ne è seguita, gli Stati generali dell’esecuzione penale, la delega per la riforma dell’ordinamento penitenziario si muovevano in questa direzione. Ignavia politica prima, miopia culturale, dopo, hanno bruscamente interrotto questo percorso. Peggio: si è imboccato un tornante di civiltà giuridica, e forse di civiltà tout court, in cui la minaccia del carcere sembra costituire l’unica risorsa di una politica incapace di farsi carico dei reali problemi della società, rimuovendone o contenendone le cause, ma abilissima se non nel fomentare, certo nello strumentalizzare le ansie collettive.

Si è accentuata la vocazione “carcero-centrica”, in totale dicotomia con i principi della Costituzione. Tale spinta si pone del resto anche in contrasto con le statistiche che registrano, in modo continuo e costante, un calo del numero di reati ormai da oltre 10 anni (-34,8% per gli omicidi volontari, -33,3% per le rapine, - 8,5% per i furti in casa).

La questione, quindi, non è solo “penitenziaria”: una società che affida le sue sorti alla risposta penale, è una società che si consegna ad una democrazia autoritaria, che vagheggia uno “Stato penale”, perché incapace di crescere nel rispetto dei diritti e delle garanzie di uno Stato di diritto.

I dati statistici del Ministero della Giustizia sugli istituti di pena sono impietosi e preoccupanti, invero, si è raggiunto il numero esorbitante di 60.476 detenuti (9.948 in più rispetto alla capienza massima consentita). La media nazionale, in continuo aumento, sfiora il 130%, rispetto alla capienza disponibile. Vi è un solo medico di base ogni 315 detenuti anziché un medico ogni 150, come previsto. Le piante organiche sono totalmente insufficienti.

Nel 2018 sono morti 148 detenuti, dei quali ben 67 sono stati suicidi. Nel 2019, siamo già arrivati a 60 morti, di cui 20 suicidi. Con una media di un decesso ogni 3 giorni.

Nella Casa Circondariale di Santa Maria Maggiore a Venezia, come risulta dalla relazione sull’amministrazione della giustizia del Tribunale di Sorveglianza, il sovraffollamento è costante e la capienza è superiore a quella “tollerabile”.

 

30.6.18

31.7.18

31.8.18

30.9.18

30.10.18

31.11.18

31.12.18

31.1.19

31.2.19

31.3.19

30.4.19

31.5.19

Capienza

163

163

163

163

163

163

163

163

159

159

159

159

Presenti

260

274

272

273

251

247

252

263

274

274

288

256

                           

Nell’’ultimo anno vi sono stati tre tentativi di suicidio e 102 atti di autolesionismo.

Una problematica continua a essere la difficoltà di applicazione dell’istituto di cui all’art. 148 c.p., il quale prevede che nel caso in cui nel corso dell’esecuzione della pena sopravvenga al condannato una infermità psichica, il giudice ne dispone il ricovero; purtroppo la chiusura delle corrispondenti strutture (ospedali psichiatrici giudiziari), unitamente alla impossibilità di utilizzare le Rems (residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza), pone oggi rilevanti interrogativi in ordine all’opportunità o meno di disporre che tale forma di ricovero sia comunque attuata presso un istituto penitenziario.

Infine per quanto riguarda la concessione delle riduzioni di pena ovvero di risarcimenti del danno, ex art. 35 ter O.P., conseguenti alla violazione dell’art. 3 della Convenzione dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali nei confronti di soggetti detenuti o internati, l’Ufficio di Sorveglianza di Venezia per l’anno 2018 ha accolto ben 94 richieste, con soli 10 rigetti e 41 inammissibilità, mentre per il primo semestre dell’anno 2019 vi sono state già 56 richieste accolte, 2 soli rigetti e 15 inammissibilità. La situazione negli altri Istituti di pena del Veneto è analoga, se non peggiore, come per le Case Circondariali di Verona e Treviso.

Ciò a dimostrazione del fatto che, nonostante le pesanti condanne e censure pervenute in sede europea, le condizioni dei detenuti in Italia sono sempre peggiori e vengano palesemente ignorate dal nostro legislatore.

I detenuti, seppur abituati loro malgrado a condizioni di vita disumane, sono esasperati per la mancanza di acqua o di adeguate cure mediche in relazione a gravi malattie, hanno posto in essere delle forme di proteste molto forti e violente, spesso distruggendo interi padiglioni e/o appiccando incendi, come avvenuto negli istituti di pena di Trento, Rieti, Sanremo, Spoleto, Campobasso, Agrigento, Trapani, Barcellona, e Poggioreale.

Il venir meno di ogni speranza di cambiamento e di poter concretamente contare su misure alternative o quantomeno sulla finalità rieducativa della pena stanno creando sempre più situazioni di disagio e di disperazione all’interno della carceri italiane, con gli inevitabili rischi che tutto ciò inevitabilmente comporta.

Appare assolutamente necessario riattivare, con la massima urgenza, un percorso virtuoso volto a umanizzare la pena in modo da ricondurre l’esecuzione penale nell’ambito della legalità costituzionale.

Ne discutiamo, dunque, il 9 luglio p.v. alle ore 12,00 presso l'Aula della Corte d'Assise (Aula "C") del Tribunale Penale di Venezia.

Con i migliori saluti.

 

 

La Presidente

Il Consiglio Direttivo

La Commissione Carcere della Camera Penale Veneziana

 

 


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Rubrica: NovitÓ

05.07.2019
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