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29 gennaio 2026

“Suicidio annunciato”: comunicato stampa della Commissione Carcere di CPV

Nella notte tra il 27 ed il 28 gennaio 2026 presso il carcere Due Palazzi di Padova un uomo di 74 anni (P.M.) si è tolto la vita impiccandosi nella sua cella del reparto di Alta Sicurezza.

Si tratta del quinto suicidio dall’inizio dell’anno ma in questo caso si deve necessariamente parlare di “tragedia annunciata” perché riguarda un detenuto anziano che si trovava presso l’Istituto Penitenziario patavino da 19 anni e da 13 lavorava per un cooperativa che si occupa di realizzare piccole borse in tessuto, attività che Pietro aveva imparato a fare con passione e che gli aveva permesso di riempire le giornate, dando senso alla sua vita.

Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha deciso di declassare proprio quella sezione di Alta Sorveglianza, una delle strutture migliori in Italia sul fronte della riabilitazione del lavoro carcerario, per fare posto a più detenuti; per questi motivi, quindi, lo scorso lunedì Pietro, insieme ad altri 20 detenuti, ha ricevuto la notizia che sarebbe stato trasferito presso un altro Istituto di pena, senza  trasparenza e motivazioni. Pietro non ha retto all'idea di dovere iniziare nuovamente dal nulla il suo percorso carcerario in altro Istituto, decidendo così di togliersi la vita.

Questa decisione all’evidenza rappresenta la fine di un progetto molto speciale e di un percorso virtuoso, l’unico modo per provare a cambiare la mentalità di persone che in passato si erano macchiate di gravi reati ma che ora non sono più considerate pericolose e sono state tutte inserite in percorsi di lavoro, formazione e reinserimento.

Questo provvedimento improvviso e inaspettato del D.A.P. per tutti loro rappresenta la cancellazione deliberata della funzione rieducativa della pena, una regressione trattamentale in palese violaziome con i principi dell’ordinamento penitenziario con consegunete interruzione di percorsi trattamentali virtuosi su cui si lavora da anni.

Il trasferimento in carcere, per di più se conunicato improvvisamente e con decorrenza pressocché immediata (due giorni), è una decisione che può distruggere quel minimo di certezze, di abitudini e di relazioni sociali che si sono costruite faticosamemte nel tempo. Ancor di più nella sezione di Alta Sicurezza ove quasi tutti i detenuti sono settantenni e sono ristretti da decenni.

Come dichiarato anche dal vescovo di Padova, con questo provvedimento si sono interrotti percorsi umani e di speranza e questo ennesimo suicidio aggrava, appesantisce e intristisce ancor di più il clima in atto ormai da anni negli Istituti di pena italiani.

La Commissione Carcere della Camera Penale Veneziana si unisce a tutte le altre Associazioni italiane nell’invitare tutte le Istituzioni a discutere ed a intervenire concretamente e senza ulteriore indugio sulle condizioni delle carceri italiane divenute ormai insostenibili e per fare in modo che si interrompano questi suicidi sempre più frequenti dei detenuti, non più accettabili in un Paese Civile.     

Camera Penale Veneziana “Antonio Pognici” -  Commissione Carcere

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